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Giovanni Andrea Zanon

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Giovanni Andrea Zanon - Vivaldi - quattro stagioni -arezzo

Il violino di Giovanni Andrea Zanon incanta l’Anfiteatro di Arezzo

Agosto 30, 2020

Le quattro stagioni di Vivaldi interpretate da uno dei più giovani e talentuosi violinisti italiani hanno conquistato l’Anfiteatro Romano, palcoscenico d’eccezione per Giovanni Andrea Zanon.

https://www.giovanniandreazanon.com/wp-content/uploads/2020/09/Il-violino-di-Giovanni-Andrea-Zanon-incanta-lAnfiteatro-di-Arezzo.mp4

(Vai alla pagina ArezzoTv.net )

Vivaldi_Zanon_Verona_agosto_2020

VIVALDI Le quattro stagioni – Recensione del concerto all’Arena di Verona

Agosto 13, 2020

È stata una serata completamente veneta e inedita quella organizzata dalla Fondazione Arena qualche giorno fa: veneto il programma e veneti gli esecutori impegnati in alcune pagine, note e meno note, del panorama musicale italiano.

Una scelta azzardata, come altre in questa stagione solo apparentemente impostata su Gala celebrativi e formali, è stata quella di eseguire in Arena un repertorio che sembrerebbe non appartenerle, ma che ha avuto invece un assai positivo riscontro nei fatti.

Un’Arena sold out, gremita inaspettatamente da un pubblico assai eterogeneo per gusti ed età, ha infatti seguito con entusiasmo una serata il cui traino era la sola musica nella meravigliosa struttura dell’anfiteatro, e questo dovrebbe far riflettere bene chi di dovere sulle preferenze (specie in questo difficile e sembrerebbe interminabile momento) degli appassionati o solo dei curiosi per una programmazione futura attenta ed audace.

Ha aperto il concerto l’Ouverture de Il Mondo alla rovescia del legnarese Antonio Salieri. Di seguito sono stati eseguiti l’Adagio per lungo tempo attribuito al veneziano Tomaso Albinoni (in realtà composto probabilmente da Remo Giazotto nel 1958) e la virtuosistica sonata di Giuseppe Tartini Il Trillo del diavolo per chiudersi poi con Le quattro stagioni da Il cimento dell’armonia e dell’inventione di Antonio Vivaldi.

L’organico orchestrale era quello tradizionale, scelta che, pur musicologicamente poco accettabile, diventa comprensibile analizzando l’operazione nel contesto per il quale è stata studiata.

Al centro dello spazio areniano, sempre ben disegnato e cesellato dal gioco di luci di Paolo Mazzon, l’orchestra e due artisti completamente opposti: la pacata misura di Alvise Casellati ed il fiammeggiante entusiasmo di Giovanni Andrea Zanon che, con il loro dinamico contrasto, hanno contribuito a donare alla serata la giusta energia.

Casellati ha diretto con misura, ottenendo un suono omogeneo che rimandava in gradinata la giusta armonia ma nei brani in cui era presente il violino le dinamiche cambiavano prepotentemente, scosse dalla forza e l’impetuosità di un talento indiscusso peraltro potenziato, per l’occasione, da un Antonio Stradivari del 1706.

Zanon è ormai una delle certezze del nostro panorama musicale e non soltanto per il suo virtuosismo (peraltro mai disgiunto da una passione graffiante e mai sterile) ma anche per l’interpretazione ed il fraseggio che, alternando volumi e sonorità, rendono il suo strumento quasi magico, con un suono che vibra a metà tra cielo e terra e che naturalmente arriva prepotente all’animo.

In continuo gioco con il Direttore la musica sembra fluire così con tutta naturalezza attraverso l’energia grintosa di Zanon, perfettamente a suo agio nella cavea areniana.

Non c’è da stupirsi dunque che il pubblico abbia risposto con altrettanta energia e sia stato ricambiato dagli artisti con ben sette bis: Bach Adagio dalla Prima sonata per violino solo, Finale dell’Adagio di Albinoni, Estate (Presto), Paganini Capriccio 24, Inverno (Allegro non molto), Thais Meditation ed ancora Estate (Presto).

Il concerto si è chiuso con il pubblico in piedi ed il giovane violinista che correva a ringraziare il pubblico facendo il giro d’onore come nelle gare di atletica. Una bella visione, di compattezza, coesione e semplicità … e davvero nessuno lo avrebbe immaginato.

La recensione si riferisce alla serata del 13 agosto 2020.

Silvia Campana

(leggi l’articolo)

giovanni andrea zanon - intervista a sky tg24

Intervista a Sky

Agosto 7, 2020

Giovanni Andrea Zanon, enfant prodige del violino a Sky Tg24

Giovanni Andrea si racconta in una breve intervista a Sky Tg24.

(guarda il video su Sky )

Giovanni Andrea Zanon - violinist

Progetto giovani ad Arezzo

Aprile 17, 2020

LA NAZIONE – AREZZO

Contest per i giovani: raccontateci la musica. Mille euro in premio.

Dal Raro allo Ius Festival con il giovane violinista Zanon: “Stimoliamo la creatività dei giovani, ascoltando un brano musicale devono reinterpretarlo con parole, disegni, poesie o con la stessa musica scritta da loro”.

di SILVIA BARDI

Arezzo 17 aprile 2020 – A soli 22 anni è uno tra i violinisti più affermati al mondo, di certo il più giovane ad aver studiato in conservatorio e ad aver tenuto, come solista, più di 250 concerti in Italia, Svizzera, Germania, Polonia, Russia, Austria, Canada e Stati Uniti. Giovanni Andrea Zanon è venuto anche ad Arezzo l’estate scorsa ospite del Raro Festival, doveva tornare ma l’emergenza virus ha ribaltato piani e appuntamenti. E creato una nuova iniziativa. Un contest musicale per i giovani. Si ascoltano alcuni brani di musica classica e in base alle emozioni che hanno suscitato riproporli con altre forme artistiche che possono essere un altro brano musicale, un disegno, un dipinto, uno scritto, un cortometraggio. Tutto quello che doveva succedere nei prossimi mesi con il nuovo Arezzo Ius Festival, per ora rimandato a ottobre, succederà attraverso i social. Lo annuncia il sindaco Ghinelli affidando il coordinamento proprio al giovanissimo maestro violinista Giovanni Andrea Zanon. “In questo momento in cui nostri ragazzi sono chiusi a casa questa è l’occasione per impegnarsi in attività didattiche che stimolino la loro creatività – spiega Zanon – un contest diviso in categorie come elementari, medie e superiori, in cui noi proponiamo una serie di brani musicali e loro devono creare qualcosa di artistico che sia testo, poesia, cortometraggio, disegno, dipinto o musica. In premio una borsa di studio da mille euro per tre vincitori e altri premi per i secondi e i terzi. Ma lo scopo non è dare un premi, quanto creare uno stimolo artistico per i giovani”. Tutto comincerà questa settimana e coinvolgerà altre città in cui la musica ha un ruolo fondamentale. L’idea del sindaco è ospitare ad Arezzo i vincitori del contest a livello internazionale. “Speriamo di poter fare incontrare durante l’Arezzo Ius Festival artisti provenienti da tutto il mondo – fa sapere Zanon – da America, Helsinki, Cina, Giappone, tutti giovani sotto i 25 anni che con concerti e incontri si confronteranno con i loro coetanei, un faccia a faccia con veri talenti e far vedere che anche i giovani fanno cose bellissime”.

(leggi l’articolo:  www.lanazione.it )

Giovanni andea zanon

Recensione del concerto di Paganini a Verona

Dicembre 1, 2019

https://www.larena.it/

Zanon rilegge Paganini con virtuosismo e originalità

Ultimo concerto della rassegna “Viaggio in Italia” al Filarmonico con la partecipazione del giovane violinista Giovanni Andrea Zanon e il debutto sul podio veronese del maestro Michelangelo Mazza, alle prese con pagine di Paganini, Cherubini e Rossini. Un appuntamento che ci ha fatto piacevolmente constatare come Giovanni Andrea Zanon, giovane emergente del violinismo veneto, abbia fatto passi di gigante da quando lo avevamo ascoltato tre/quattro anni fa. Indubbiamente il tirocinio americano con il grande Pinchas Zukerman e gli ultimi con Antje Weithaas a Berlino e Sonig Tchakerian a Roma, lo hanno ben forgiato, facendogli conquistare una maturazione che lo sta ponendo in evidenza nel panorama del concertismo internazionale. Zanon è oggi un virtuoso di altissimo livello che l’altra sera affrontando il Primo Concerto di Paganini ha mostrato una condotta assolutamente encomiabile e ineccepibile. Suono possente e appassionato, bella musicalità e tecnica di ottima qualità (anche nel bis con Bach), ma pure capacità di conciliare ardore e delicatezza, sono state le caratteristiche che hanno contraddistinto la sua esibizione veronese. Il Concerto paganiniano ne ha illustrato il virtuosismo e la personalità interpretativa nella disinvoltura dell’approccio tecnico, notevolissima a tacere del resto durante la difficile cadenza di Suaret riveduta da Accardo, ma anche nell’eleganza dei cantabili riconducibili alla matrice del bel canto rossiniano. Michelangelo Mazza alla guida dell’orchestra areniana lo ha assecondato con bravura, affrontando poi la poco eseguita Sinfonia in re maggiore di Cherubini. L’unica sinfonia del maestro fiorentino che resta un’opera degna di essere ascoltata nella veste originale, particolarmente ricca di quel pathos lirico che Cherubini seppe profondere soprattutto nelle migliori opere teatrali e religiose. Mazza ne ha evidenziato soprattutto il carattere piuttosto tenue e l’ispirazione ricca di slancio, volentieri mantenuta in una struttura quasi cameristica. Vi si risente netta l’influenza del classicismo viennese, ma anche una certa cantabilità tipicamente italiana, ben controllata e guidata da un severo gusto, proprio come lo voleva Cherubini. Ottimamente delineata è parsa la conclusiva Ouverture dal Guglielmo Tell di Rossini col suo Andante dalla suadente melodia affidata all’oboe e dalla seguente squillante fanfara che introduce la parte finale con un Allegro vivace. Un finale dagli effetti travolgenti e irresistibili, che Mazza ha fornito del necessario, ma controllato impeto, con i fiati areniani intenti a prodursi in una travolgente galoppata caratterizzata dall’insistente ritmo dattilico e da andamenti di moto perpetuo dei violini. Vivo successo.

(leggi l’articolo:  larena.it )

Partecipazione a “Che tempo che fa”

Aprile 17, 2017

Il giovane violinista Giovanni Andrea Zanon, che ha il primato di essere stato il più giovane studente ammesso al conservatorio nella storia d’Italia.

Guarda il video su Raiplay

Giovanni Andrea Zanon - Vioinist

Intervista per Vogue

Febbraio 20, 2017

Text by Anna Siccardi

Photo by Lorenzo Bringheli

***Fashion editor Sarah Grittini ***

Quando si pensa ai cosiddetti bambini prodigio della storia, si ha l’impressione di varcare il labile confine tra realtà e leggenda. E quelli che sono indubbiamente doni di natura, come precocità e facilità di apprendimento, in questi rari individui assumono un che di sovrannaturale, tanto da farci domandare dove sia il trucco e se sia poi tutto vero ciò che si narra di quelle infanzie stupefacenti. Conoscere Giovanni Andrea Zanon dissolve ogni dubbio: i prodigi esistono, sono fatti di carne e ossa.

Classe 1998, un elenco impressionante di premi e riconoscimenti, Zanon racconta la sua storia con il candore di un petit prin- ce che vede il mondo con lenti solo sue – a conferma che è proprio la po- tenza della visione (la Weltanschauung di romantica memoria) a contraddistinguere l’artista. «Non ho un ricordo senza il violino», dice. E lì per lì potrebbe anche sembrare ango- sciante, ma poi racconta del padre, appassionato di musica, che gli fa costruire un violino in miniatura perché possa iniziare a suonare a due anni; della sorella Beatrice (oggi concertista) con cui ingaggia le prime sfide musicali; di quando, la sera, i genitori mettevano da parte le ninne nanne per far risuonare l’opera. Entrato al conservatorio di Padova a quattro anni, diventando così il più giovane allievo della storia delle istituzioni musicali italiane, a 14 anni consegue il diploma di laurea del più importante concorso per giovani violinisti, il Wieniawski-Lipinski in Polonia, e nel 2013 debutta alla Carnegie Hall di New York.

Uno degli incontri fondamentali per la sua crescita è stato con Zubin Mehta, che l’ha spinto a tentare l’audizione per la Manhattan School of Music di New York per studiare con Pinchas Zukerman, vate del violino contempora- neo. Tremila concorrenti, tutti dai vent’anni in su. Zanon, allora quindicenne, prova per provare, ma arriva primo. «E adesso cosa faccio?», chiede il padre di Giovannia Paolo Gavazzeni (ai tempi direttore artistico dell’Arena di Verona e già allora suo mentore), che provvidenzialmente lo incoraggia. Inizia così la stagione newyorchese, che per Zanon è venata di malinconia, com’è comprensibile per un quindicenne che lascia la provincia veneta e approda oltre oceano armato solo di violino e di un inglese incerto. «Ma gli italiani all’estero si aiutano», ricorda, «e io sono stato adottato da una famiglia di ristoratori vicino a casa».

L’italianità è un tema forte, e lo è senz’altro nel panora- ma artistico internazionale. «Ci sono violinisti asiatici straordinari, tecnicamente ineccepibili. Ma quando a suonare è un italiano, c’è un’intera tradizione che suona con lui». Questo è il modo sincero e paradossalmente umile con cui Zanon sente di portare sulle spalle una grande storia, di esserne interprete e responsabile. Ma come si coniuga la responsabilità del talento con il sacrificio quotidiano e, ancor di più, con questa leggerezza e allegria che Giovanni emana? «Più che di sacrificio, parlerei di conquiste. All’inizio, quando imparavo le prime note, i miei mi premiavano regalandomi una gallina (arrivò ad averne un centinaio, nda). Poi, quando chiesi un cane, dovetti imparare la prima parte del concerto di Sibelius. Ci misi due anni, dai 7 ai 9. Oggi ho due labrador». In partenza per Berlino, dove studierà alla Hochschule Hanns Eisler für Musik, Giovanni Zanon si esibirà il 24 e 26 marzo all’Auditorium laVerdi di Milano.

Leggi l’articolo completo

Intervista per Studio Aperto

Gennaio 18, 2017

Giovanni Andrea Zanon, talento prodigioso.

A 18 anni è uno dei violinisti più talentuosi del mondo, ieri è stato ospire della sfilata Armani.

Guarda su Mediasetplay

Giovanni Andrea Zanon - Violinist

Intervista del Corriere della Sera

Dicembre 1, 2016

Giovanni Andrea Zanon: «A due anni suonavo il violino. Se imparavo mi regalavano una gallina»

Ha appena compiuto 18 anni ma ha cominciato a desiderare di suonare che era ancora sul seggiolone. Finora ha vinto 30 concorsi: così è la vita prodigiosa di un piccolo genio.

di Maria Luisa Agnese

Del violino si è innamorato a un anno e mezzo quando dal seggiolone vedeva suonare la sorella di tre anni più grande, strumentista precoce pure lei. Così a due anni il piccolo Giovanni aveva già il suo mini violino, fattogli costruire apposta dal padre, da un liutaio di Padova. «Per un bambino così piccolo ci vuole uno strumento su misura, con una cassa grande un terzo di quelli normali e quindi accuratamente ripensato nei rapporti. Il mio era grande come il palmo di una mano» racconta oggi Giovanni Andrea Zanon, 18 anni compiuti a febbraio. Da allora per lui, talento assoluto di violinista, intercettato precocemente da campioni come Zubin Mehta, Paolo Gavazzeni e Pichas Zuckerman che ne sono diventati i mentori e i paladini, la vita è stata solo musica. Il solito papà, suo primo talent scout, visto che non è facile far capire a un bambino così piccolo la disciplina in generale e quella musicale in particolare, aveva sviluppato un personale e creativo metodo pedagogico, degno di una vera mamma tigre. «Visto che la nostra famigliola viveva in campagna a Castelfranco veneto e che fra tutti gli animali le galline erano quelle cha amavo di più, papà mi dava ogni settimana un bigliettino con alcune note musicali. E su quelle dovevo esercitarmi» racconta Giovanni. Se il tirocinio settimanale andava a buon fine, il premio per il micro Paganini era una nuova gallina: «Ci sono stati alcuni momenti in cui nel mio pollaio ne giravano anche 96 di galline. Poi, quando poco dopo la mia famiglia si trasferì in città, per me fu un trauma scoprire che in quei nostri pasti serali a base di carne di pollo erano finiti in realtà proprio i miei amati amici piumati».shadow carousel

Il Conservatorio a 4 anni

Dopo questo precoce apprendistato alla disciplina, succede che a neppure quattro anni Giovanni entra al Conservatorio, e viene accompagnato a lezione in passeggino dalla mamma. «Ma una volta il bidello la prende da parte e le dice: “Signora io capisco che lei non sappia dove lasciare suo figlio quando fa lezione, ma questa non può diventare un’abitudine”» racconta Giovanni divertito. Non è stato facile spiegare che l’alunna non era lei, ma suo figlio. L’imbarazzo comunque durò poco perché a 13 anni Giovanni era già fuori dal Conservatorio e ha cominciato a suonare nei migliori teatri del mondo, raccogliendo premi e riconoscimenti.

Ammalato in vacanza

Giovanni è bello, con un certo non so che di dolcemente maledetto, con fidanzata bella come lui al seguito, una giovane liceale del suo paese, che contribuisce a fare della coppia un trailer per la Grande bellezza italica. E se gli chiedi se si è perso qualcosa rispetto ai suoi compagni in questa sua giovane vita dedicata a una passione primaria, non fa il piagnisteo ma risponde con composta consapevolezza: «Certo, i miei amici uscivano e andavano in vacanza e io no. Ma la musica è la mia vita e credo di essere stato fortunato a scoprire così presto la mia vocazione. Tanto più che la prima volta che sono andato in vacanza al mare dopo otto anni, quattro giorni in Sardegna quest’estate, mi sono subito ammalato, influenza più allergia al sole. Un disastro di proporzioni fantozziane, con me febbricitante e coperto di creme, e pensare che perdipiù ero ospite dei genitori della mia ragazza». Da talento puro qual è, Giovanni sa anche che gli anni della sua privazione e sofferenza, i lunghi periodi di solitudine, gli sono serviti parecchio per dare spessore alla sua tecnica.

Solitudine a New York

A 15 anni su consiglio del maestro Zubin Mehta è arrivato a New York per studiare alla Manhattan School of Music con Pinchas Zukerman, musicista israeliano di origine polacca, eccellenza del violino contemporaneo con cui è privilegio studiare per i talenti di tutto il mondo. «Ricordo che sono sceso dalla metro da solo, sotto una specie di diluvio, con la valigia e il violino tutti bagnati. Non è stato facile, in fin dei conti ero proprio giovane. Per la nostalgia piangevo, ma so che è servito: magari sono momenti brutti da vivere, perché non sai con chi parlare e con chi discutere; ma impari a stare da solo, e stare da solo ti fa riflettere molto, e ti fa crescere più in fretta. In quel periodo — continua Giovanni —mi hanno aiutato molto padre Paolo, la mia guida spirituale, con cui parlavo a lungo al telefono, e la famiglia torinese del ristorante italiano poco distante dalla scuola, la Bettolona, che son diventati la mia seconda famiglia, mi hanno adottato e hanno alleviato la mia solitudine» perché, se come lui dice gli anni di studio matto e disperatissimo lo hanno aiutato a diventare adulto, lui resta anche un ragazzo simpatico a cui piace stare in compagnia. Lo si vede da come sta a suo agio in pubblico, quando durante le sue performance da solista, si racconta e racconta delle sue galline, fra una sonata e l’altra. «Il talento è fatto anche di questo, di saper stare a proprio agio su un palco, di riuscire ad avere empatia con il pubblico, io per esempio mi trovo meglio a parlare su un palco che al ristorante. E spesso suono meglio sul palco che alle prove».

Quattro allievi nel mondo

Pinchas Zukerman, il suo maestro supervisore, in questo momento segue solo quattro giovani studenti nel mondo, e Giovanni è l’unico italiano. Non teme la concorrenza dei grandi rivali asiatici, dedicati allo studio e alla tecnica con la maniacalità di cui ben sappiamo, grazie anche alle famose mamme tigri? Giovanni, con la solita precoce consapevolezza, tende a smontare la loro pericolosità: «Sì è vero, sono ossessionati dalla tecnica. Ma per suonare ci vuole anima. E per avere anima bisogna aver sofferto» dice, forse pensando ai suoi anni newyorchesi.

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